2011-03-21 17:44:03

Il Nowruz, il giorno persiano della rinascita


Haft SeenGli iraniani preparano il tavolo chiamato “Haft Seen” per festeggiare il Nowruz, il capodanno persiano.

La primavera è considerata in molti paesi il simbolo della rinascita: è il periodo in cui i fiori sbocciano e la natura lancia un incantesimo verde.

In Iran e in molti altri paesi le persone festeggiano la primavera con l’antica festa del Nowruz (nuovo giorno), coincidente con l’equinozio o primo giorno di primavera.

Secondo Ferdowsi, il maestro della poesia epica persiana, questa festa risale al periodo del leggendario re Jamshid, che salvò il genere umano da un inverno assassino che stava sterminando tutte le creature viventi.

Nello Shahnameh (il Libro dei Re) è scritto che il re costruì un trono tempestato di gemme e si fece trasportare dai demoni in cielo, dove rimase seduto sul suo trono come il sole che brilla.

Le creature del mondo si raccolsero intorno a lui meravigliate e intimorite, sparsero gioielli e chiamarono quella giornata il Nuovo Giorno o Nowruz.

Quello fu il primo giorno del Farvardin, il primo mese del calendario persiano, che cade proprio il 21 marzo.

Oggi molti festeggiano il capodanno persiano con giochi, canzoni e danze in Azerbaigian, India, Iran, Kirghizistan, Pakistan, Turchia e Uzbekistan.

In Iran la gente si prepara all’arrivo del nuovo anno molti giorni prima facendo le pulizie di primavera e comprando vestiti nuovi.

La notte precedente l’ultimo mercoledì dell’anno vi è la Chahar Shanbeh Suri o Festa del mercoledì.

La festa del fuoco è un ricordo della Festa dei Suri celebrata dagli antichi iraniani per accogliere gli spiriti e gli angeli che, secondo la credenza di allora, scendevano sulla terra prima dell’arrivo del nuovo anno.

I persiani accendevano falò sui tetti per avvisare gli spiriti che essi erano pronti ad accogliere la loro visita.

Gli iraniani di oggi continuano la tradizione: la festa del fuoco simboleggia la luce (ovvero il Bene) che vince sull’oscurità (cioè il Male).

Ora gli iraniani accendono i falò in pubblico e saltano sulle fiamme dicendo: “Il mio giallo è tuo, il tuo rosso è mio.” Essi chiedono al fuoco di prendere il loro dolore e la loro stanchezza e di dar loro in cambio la sua forza e il suo vigore.

I bambini recitano gli spiriti che scendono sulla terra coprendosi con lenzuola e correndo per le strade percuotendo pentole e padelle con cucchiai; vanno di porta in porta dicendo: “Dolcetto o scherzetto!”

Il rituale è conosciuto come Ghashogh Zani (il percuotere con i cucchiai) e simboleggia la cacciata dell’ultimo mercoledì sfortunato dell’anno.

Vari cibi vengono serviti, come le noci “risolvi-problemi”, che servono a mostrare gratitudine per la salute e la felicità ricevute nell’anno appena trascorso.

Alcuni rompono vasi di terracotta che racchiudono simbolicamente la sfortuna e altri si divertono con il rito del Fal-Gush, cercando di prevedere il proprio futuro dalle conversazioni dei passanti.

Un altro rito dell’ultimo mercoledì dell’anno è il cosiddetto Gereh-goshai: le persone fanno un nodo nell’angolo di un fazzoletto o di un abito, poi chiedono al primo passante di disfarlo per cacciare la sfortuna.

Dopo la celebrazione della Festa del fuoco, gli iraniani cominciano a preparare l’Haft Seen, un tavolo con sette alimenti i cui nomi cominciano con la lettera S, per dare il benvenuto all’anno nuovo.

Gli alimenti sono generalmente i sabzeh (verdura fresca), il samanu (pasta di grano dolce), il senjed (giuggiolo), la seeb (mela), il seer (aglio), il somagh (sommacco) e il serkeh (aceto).

La verdura simboleggia la rinascita e la prosperità, mentre la pasta di grano dolce porta forza e fertilità. Alcuni ritengono che tale pasta abbia sostituito l’haoma, una bevanda a base di erbe nota per le sue proprietà curative.

Il giuggiolo è un simbolo dell’amore: alcuni credono che il profumo della pianta all’apice della fioritura abbia il potere di fare innamorare le persone. Il giuggiolo, inoltre, simboleggia riparo e protezione.

Nell’antica Persia la mela veniva usata per aumentare la fertilità: essa è simbolo di bellezza e buona salute in molte culture.

L’aglio fresco era usato per tenere alla larga i cattivi auspici e gli iraniani lo mettono in tavola come simbolo di pace e serenità.

Il sommacco è conosciuto da alcuni come “la pianta della vita”: il suo colore ricorda quello dell’alba e della vittoria della Luce sulle Tenebre che gli antichi persiani associavano alla vittoria del Bene sul Male.

L’aceto simboleggia la pazienza e la vecchiaia, visto che nasce come uva e subisce molte trasformazioni prima di diventare un eccellente condimento.

A parte i cibi dell’Haft Seen, gli iraniani mettono anche il Corano sul tavolo con la speranza di essere benedetti da Dio nel nuovo anno.

Altri oggetti, cibi e animali che gli iraniani mettono sul tavolo dell’Haft Seen sono: l’ayneh (specchio), i mahi (pesci rossi), le tokhm-e morgh (uova), le ajil (frutta secca), il sham (candela), le sekkeh (monete), il sonbol (giacinto) e il sheer (latte).

Il tavolo rappresenta il ringraziamento reso a Dio per tutti i beni che ha donato agli uomini e simboleggia la luce, il calore, la vita, l’amore, la gioia, la prosperità e la natura.

Quando l’ultima ora del vecchio anno volge al termine, tutti i membri della famiglia indossano abiti nuovi (o i loro abiti più belli) e si mettono a sedere intorno all’Haft Seen per ascoltare le preghiere del Nowruz recitate dal capofamiglia.

(fonte: Press TV)

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