Convertire vecchie case in luoghi per il teatro tradizionale: un progetto a Tehran
Ci sono molte case a Tehran ormai vecchie e dismesse che potrebbero essere convertite in piccoli teatri dove insegnare e mettere in scena sceneggiati della tradizione iraniana troppo spesso dimenticati: così Davud Fat’hali Beigi, direttore e esperto di teatro tradizionale in Iran, martedì scorso dopo la rappresentazione de “La strega della Grande Cina” al Sangelaj Hall di Tehran.
“Molte di queste abitazioni” racconta Davud Fat’hali Beigi "possono diventare con pochi sforzi dei piccoli palcoscenici in grado di raccogliere attori emergenti e di rinverdire la tradizione iraniana che è ricca di opere che quasi nessuno conosce perché sottovalutate dalla cultura di massa e affatto trasmesse dalla TV e dai media in generale”. Una di queste è il Siahbazi, un’antica rappresentazione in cui un arlecchino dal volto nero improvvisa interamente le proprie battute facendo ridere il pubblico che lo segue a pochi centimetri.
“Un aspetto importante del nostro teatro tradizionale è proprio quello del contatto ravvicinato col pubblico” prosegue l’esperto “questi piccoli luoghi di cultura, quali potrebbero essere appunto molte vecchie abitazioni, consentono poche decine di presenze tutte disposte in circolo attorno all’unico attore o agli attori in scena, consentendo al pubblico di comunicare direttamente con gli artisti, e agli artisti di esprimersi più liberamente, con più energia, senza l’imbarazzo che spesso li inibisce in luoghi più formali come i teatri veri e propri”. Il trucco, insomma, starebbe nella familiarità del posto.
Fat’hali Beigi, assieme ad altri esperti come Javad Arabi e l’attore Davud Dadashi, promuovono questo tipo di teatro confidenziale, ricco di vecchie atmosfere e di un calore umano quasi del tutto sbiadito altrove: un impegno a portare concretamente il teatro tradizionale fuori dalle aule delle università, verso il pubblico vero delle case e delle piazze.
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