Mevlana Mohammed Rumi (nato nel 1207, morto nel 1273 a Konya). Sulla sua vita si è detto molto, nel 1219 è scappato dalla sua patria, il nordest dell’Iran, forse a causa di una lite o per paura dei Mongoli che si stavano avvicinando. Suo figlio Walad scrisse una biografia del padre, che custodiva gli ordini dei Dervisci–Mevlana, come testimonianza vivente del suo fondatore.
Secondo la tradizione, passò con la sua famiglia anche attraverso Neishabur e lì incontrò il vecchio poeta Attar. Il poeta avrebbe profetizzato un futuro splendente al giovane Rumi e gli avrebbe donato un esemplare del suo poema epico Libro dei segreti, nominando al contempo il ragazzo come il continuatore ideale della sua opera.
A Konya in Asia Minore, dove si stabilì la famiglia, Rumi fu introdotto da suo padre, un predicatore di gran fama, nelle scienze teologiche e dopo la sua morte anche nella mistica. Lui stesso divenne una guida spirituale molto conosciuta sia per le prediche sia anche per la dottrina, e una risma di scolari si raccolsero intorno a lui e redassero una serie di scritti teologici. Rumi si sposò due volte ed ebbe due figli.
A dare una svolta insolita alla vita di Rumi fu la conoscenza di Schamseddin-e Tabriziun derviscio vagabondo che a quell’epoca (1244) aveva più di sessant’anni. Rumi lo idolatrò come l’immagine terrestre della perfezione divina, e facendo così causo la gelosia dei suoi scolari, che costrinsero Schams alla fuga. Rumi fu così disperato che il Sultano del Walad fu costretto a riportarglielo indietro.
La situazione si ripetè una seconda e infine una terza volta. Schams sparì in circostanze misteriose, questa volta per sempre. I canti del suo Diwan sono nati dalla nostalgia di Rumi per il suo amato. Si sentiva così unito al suo amato che firmava le sue poesie con il nome di Schams di Tabriz. Quando poi il poeta rivolse la sua simpatia verso l’orafo Sala‘eddin e in seguito verso la sua segretaria Husameddin, vide in loro due l’incarnazione del suo primo amico.
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