Shīrāz è da sempre il simbolo della raffinata cultura persiana, della serenità dei suoi paesaggi accoglienti, addolciti da un clima mite e piacevole, dalla sua vallata un tempo celebre per i vigneti, dai suoi giardini rigogliosi e ricchi di ogni bene, dal canto dei suoi usignoli, dal profumo dei suoi vini rossi e dalla dolcezza della più antica poesia persiana che qui è fiorita già quando Shīrāz era soprannominata Dār-ol-Elm, "Casa del Sapere":
è qui che riposano, in splendidi mausolei, le spoglie di grandi poeti come Hafez e Sa'di: il Mausoleo di Hafez (1324-1391), ad esempio, sorge, con la sua forma ottagonale, al centro di uno splendido giardino ed è tuttora meta di numerosi giovani che si rispecchiano nei versi d'amore dell'antico poeta.
L'ascesa della città ha avuto una svolta con la dominazione araba che la valorizzò maggiormente, portandola al livello di Baghdad secondo la leggenda. Ma al picco del suo splendore Shīrāz giunse con la dominazione mongola e dei Timuridi, periodo in cui, per l'appunto, l'antica città si avvalse dei contributi illuminati di Hafez e Sa'di, solo per citare i più grandi, e divenne il cuore della poesia, della letteratura, della calligrafia, dell'architettura e della pittura persiane (XIII-XIV secolo).
Sotto lo shah Abbas I, l'Imam Gholī Khān fece costruire splendidi palazzi ed edifici, che ancora oggi testimoniano ricchezza di Shīrāz. Uno su tutti, il Mausoleo di Shah-e Cheragh ad esempio, tomba del fratello dell'Imam Reza e meta anch'esso di incessanti pellegrinaggi sciiti, o il giardino del paradiso (Bagh-e Eram), angolo di verde profumato dalle famose rose rosse e rinfrescato dagli alti alberi, realizzato in epoca cagiara dall'architetto Mohammad Hassan.
La raffinatezza di una città di cultura come Shīrāz si conserva ancora nella cordialità dei suoi abitanti e nella morbidezza dei suoi paesaggi.
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